Jannik Sinner ha deciso di mettere fine alla propria stagione 2026. Il numero uno del tennis mondiale non prenderà parte alle ATP Finals di Torino, in programma dal 15 al 22 novembre, e non tornerà in campo prima del prossimo anno. La decisione arriva dopo mesi di stop e dopo le rinunce ai principali appuntamenti della seconda parte della stagione. Sinner non gioca una partita dalla finale di Wimbledon del 12 luglio e, nelle ultime settimane, ha dovuto rinunciare anche ai tornei di Pechino e Shanghai.
Il tennista altoatesino ha spiegato sui propri canali social che lui e il suo staff medico hanno scelto un ulteriore ciclo di trattamenti per il ginocchio destro. La priorità, dunque, non riguarda più il tentativo di salvare la stagione o di difendere il primo posto nel ranking, ma la possibilità di tornare al massimo della condizione nel 2027. Una scelta che comporta inevitabilmente conseguenze sportive importanti, ma che Sinner ha considerato necessaria per tutelare la propria carriera nel lungo periodo.
La decisione di fermarsi fino al 2027
Il quadro emerso negli ultimi mesi ha progressivamente allontanato l’ipotesi di un rientro rapido. Dopo la finale di Wimbledon, Sinner ha iniziato un percorso di recupero che non ha prodotto i risultati necessari per consentirgli di affrontare un torneo ai livelli richiesti dal circuito. Il problema riguarda un’infiammazione nella zona esterna del ginocchio destro e gli specialisti hanno scelto un approccio conservativo, senza ricorrere all’intervento chirurgico.
La decisione definitiva è arrivata il 6 ottobre, quando Sinner ha comunicato ufficialmente la conclusione anticipata della stagione. “Insieme ai dottori abbiamo deciso che ho bisogno di un ciclo di trattamenti per il mio ginocchio, il che significa che la mia stagione 2026 è ufficialmente finita”, ha spiegato il campione italiano. Sinner ha poi ribadito di voler pensare alla propria carriera nel lungo periodo e di voler tornare soltanto quando potrà raggiungere nuovamente il cento per cento della condizione fisica.
Il forfait dalle ATP Finals rappresenta quindi la conseguenza di una scelta precisa: non accelerare il recupero per inseguire un appuntamento prestigioso, ma concedere al corpo il tempo necessario per risolvere definitivamente il problema. Il rischio, infatti, non riguarda soltanto la possibilità di perdere alcune partite, ma anche quella di trasformare un’infiammazione persistente in un problema ancora più difficile da gestire.
Il punto decisivo indicato dal medico
A fornire una chiave di lettura particolarmente interessante sulla situazione è stato il professor Giovanni Di Giacomo, ortopedico e specialista di medicina dello sport, che ha analizzato la condizione di Sinner in un’intervista a Fanpage. Secondo il medico, il dolore che il tennista avverte al ginocchio potrebbe rappresentare soltanto la manifestazione finale di un problema che nasce altrove.
“Il dolore al ginocchio è solo l’effetto finale. La causa è da ricercare altrove”, ha spiegato Di Giacomo. Il concetto assume particolare importanza perché sposta l’attenzione dal semplice punto in cui Sinner avverte dolore all’intero funzionamento del corpo durante il movimento. Secondo l’ortopedico, gli specialisti devono valutare con attenzione la biomeccanica, la postura, il modo in cui il giocatore cammina e corre e il funzionamento delle diverse catene cinetiche.
Il problema indicato dal medico riguarda una possibile patologia extra-articolare associata all’infiammazione della bandelletta ileotibiale, una struttura situata nella parte laterale della coscia e collegata alla zona del ginocchio. Di Giacomo ha parlato di una tendinopatia cronica particolarmente ostica, che richiede tempi di recupero più lunghi rispetto a un semplice episodio infiammatorio passeggero.
La vera questione, quindi, non consiste soltanto nello spegnere l’infiammazione, ma nell’individuare ciò che continua a sottoporre quella zona del corpo a uno stress eccessivo. Il medico ha spiegato che un eventuale squilibrio può riguardare la postura, la schiena, il bacino oppure altre caratteristiche individuali del corpo dell’atleta. Per questo motivo il percorso di recupero non può concentrarsi esclusivamente sul ginocchio.
Guarire non significa essere già pronto a giocare
Tra i concetti sottolineati da Di Giacomo ce n’è uno particolarmente importante per comprendere perché Sinner abbia scelto di rinunciare anche alle ATP Finals. La scomparsa del dolore non coincide automaticamente con il completo recupero agonistico. Un atleta professionista può infatti non avvertire più dolore durante le normali attività e non possedere ancora le condizioni necessarie per affrontare le sollecitazioni di una partita al massimo livello.
“Guarito e pronto non sono la stessa cosa”, ha spiegato il medico. La differenza diventa ancora più significativa nel caso di un giocatore come Sinner, che deve affrontare allenamenti intensi, spostamenti continui, accelerazioni, frenate e cambi di direzione molto rapidi. Tornare in campo significa quindi sottoporre nuovamente il fisico a carichi estremamente elevati.
Di Giacomo ha inoltre spiegato che il problema può ripresentarsi quando Sinner aumenta l’intensità del lavoro. Questo elemento aiuta a comprendere perché il rientro abbia continuato a slittare nonostante i progressi compiuti durante il recupero. Ridurre il dolore rappresenta soltanto una fase del percorso; correggere l’origine dello squilibrio richiede invece un lavoro più lungo e specifico.
Nessun allarme, ma serve un recupero completo
Le parole del medico non descrivono una situazione grave, ma evidenziano la complessità di una patologia che può diventare persistente se l’atleta torna a caricare il corpo prima di aver completato il percorso riabilitativo. Di Giacomo ha definito il problema “scomodo” e ha sottolineato la necessità di intervenire sulle cause che possono aver favorito l’infiammazione.
Anche il professor Alessandro Massè, direttore dell’Ortopedia del Cto di Torino, ha spiegato che Sinner dovrebbe seguire un percorso riabilitativo e non chirurgico. Il programma può comprendere esercizi di elongazione muscolare e un lavoro specifico per evitare una perdita significativa di tono durante il lungo periodo lontano dalle competizioni.
La scelta di non operare conferma quindi l’orientamento verso una gestione conservativa del problema. L’obiettivo non consiste semplicemente nel permettere a Sinner di tornare a giocare qualche partita, ma nel restituirgli la piena capacità di sostenere i carichi di un’intera stagione ai massimi livelli. Proprio per questo gli specialisti devono procedere con prudenza, valutando progressivamente la risposta del corpo alle diverse fasi del recupero.
Il rientro passa dalla riabilitazione
Il ritorno in campo resta quindi senza una data precisa. Lo stesso Di Giacomo ha spiegato che nessuno può indicare con certezza il giorno del rientro e che il percorso dovrà rispettare i tempi biologici della guarigione. L’obiettivo guarda comunque al 2027, con la possibilità di iniziare la nuova stagione soltanto quando Sinner avrà recuperato pienamente.
Nel frattempo, il tennis mondiale dovrà fare i conti con l’assenza del numero uno alle ATP Finals di Torino. Sinner rinuncia così all’ultimo grande appuntamento dell’anno proprio per proteggere gli anni che verranno. Il suo 2026 termina dopo la vittoria di Wimbledon e dopo una lunga fase segnata dal problema al ginocchio. La spiegazione fornita dagli specialisti aggiunge ora un elemento fondamentale: il dolore che Sinner avverte potrebbe non rappresentare il vero punto di partenza del problema.
La prospettiva indicata da Di Giacomo suggerisce infatti di guardare oltre il ginocchio e di analizzare l’intero equilibrio biomeccanico dell’atleta. Per tornare davvero al livello che gli ha permesso di conquistare il vertice del tennis mondiale, Sinner dovrà prima risolvere la causa dello stress che alimenta l’infiammazione. È proprio questo il motivo per cui il lungo stop potrebbe rappresentare non una battuta d’arresto fine a se stessa, ma una fase necessaria per costruire un ritorno più solido e duraturo nel 2027.
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