Il progetto dell’euro digitale entra in una fase decisiva e avvicina l’Europa a una trasformazione destinata a incidere sul futuro dei pagamenti elettronici. Dopo il via libera del Parlamento europeo alla propria posizione negoziale, prende ufficialmente il via il confronto tra Parlamento, Consiglio e Commissione europea attraverso il cosiddetto trilogo. Le istituzioni comunitarie intendono raggiungere un accordo definitivo sul regolamento entro la fine del 2026, passaggio indispensabile affinché la Banca centrale europea possa assumere la decisione formale sull’emissione della nuova valuta digitale. Anche dopo l’approvazione delle norme, il progetto richiederà comunque almeno due anni di preparazione tecnica e organizzativa prima di arrivare nelle mani dei cittadini.
La sperimentazione coinvolgerà dipendenti, banche e commercianti
La prima verifica sul campo inizierà nella seconda metà del 2027 e durerà dodici mesi. L’obiettivo consiste nel collaudare l’intera infrastruttura tecnologica in un ambiente controllato, raccogliendo osservazioni e suggerimenti utili per correggere eventuali criticità prima dell’introduzione ufficiale. Durante questa fase il progetto non interesserà il grande pubblico. La sperimentazione coinvolgerà infatti, su base volontaria, tra i 5.000 e i 10.000 dipendenti della Banca centrale europea e delle banche centrali nazionali dei 21 Paesi che adottano l’euro. I partecipanti utilizzeranno un portafoglio elettronico dedicato per effettuare acquisti nei negozi fisici, sulle piattaforme di commercio elettronico e per inviare denaro ad altri utenti attraverso sistemi semplici, come il numero di telefono associato al proprio account. Alla sperimentazione prenderanno parte anche un numero compreso tra 15 e 25 commercianti, chiamati a verificare il corretto funzionamento dei pagamenti nelle attività commerciali.
Le banche italiane pronte a partecipare al progetto europeo
La gestione operativa della sperimentazione vedrà il coinvolgimento diretto delle banche e dei prestatori di servizi di pagamento. La Banca centrale europea ha ricevuto oltre cinquanta candidature da parte degli operatori interessati, un dato superiore alle previsioni iniziali. Per questo motivo l’Eurosistema valuta l’ampliamento del numero dei soggetti coinvolti fino a circa quaranta operatori. Tra le richieste figurano ben sette candidature italiane: Intesa Sanpaolo, insieme a Isybank, UniCredit, Monte dei Paschi di Siena, Iccrea, Banca Sella, Nexi e Numia. L’orientamento emerso nelle fasi preliminari punta ad ammettere tutte le candidature italiane. Gli istituti selezionati dovranno aggiornare i propri sistemi informatici, assistere gli utenti coinvolti nella sperimentazione e garantire il corretto funzionamento delle operazioni, mentre l’infrastruttura centrale farà riferimento alla piattaforma denominata Digital Euro Service Platform.
Pagamenti anche senza connessione Internet
Uno degli aspetti più innovativi dell’euro digitale riguarda la possibilità di effettuare pagamenti anche in assenza di connessione alla rete. Il progetto mira infatti a trasferire nel mondo digitale alcune delle caratteristiche che oggi appartengono alle banconote tradizionali. Attraverso la modalità offline, due persone potranno scambiarsi denaro semplicemente avvicinando i rispettivi smartphone, senza utilizzare Internet e con una registrazione immediata dell’operazione direttamente sui dispositivi coinvolti. Questa funzione rappresenta uno degli elementi più attesi dell’intero progetto, poiché consentirebbe di garantire continuità ai pagamenti anche in presenza di problemi temporanei delle reti di comunicazione.
Per evitare che i cittadini trasferiscano grandi quantità di denaro dai conti correnti verso il nuovo strumento digitale, il progetto prevede alcuni limiti precisi. L’euro digitale non produrrà interessi e ogni portafoglio elettronico potrà contenere solo un importo massimo stabilito dal regolamento europeo. Questa scelta punta a preservare l’equilibrio del sistema bancario e a evitare effetti negativi sulla raccolta dei depositi da parte degli istituti di credito.
Privacy, sicurezza e costi al centro delle nuove regole
Il regolamento europeo dovrà trovare un equilibrio tra la tutela della riservatezza degli utenti e gli obblighi di controllo previsti dalla normativa antiriciclaggio. Per questa ragione le istituzioni europee stanno valutando l’introduzione di limiti ai pagamenti consecutivi effettuati in modalità offline, così da garantire elevati standard di sicurezza senza compromettere la semplicità di utilizzo dello strumento.
Le funzioni essenziali dell’euro digitale saranno gratuite per i cittadini. L’apertura del portafoglio elettronico, la gestione del servizio e i trasferimenti di denaro non comporteranno costi. I commercianti, invece, dovranno accettare il nuovo sistema di pagamento e sosterranno commissioni contenute, definite dalle future regole europee. L’obiettivo della Banca centrale europea consiste nel favorire una maggiore concorrenza nel settore dei pagamenti digitali e contribuire a ridurre le commissioni applicate dai circuiti privati.
L’euro digitale non sostituirà il denaro contante, che continuerà a circolare regolarmente, ma rappresenterà uno strumento aggiuntivo a disposizione di cittadini e imprese. A differenza delle criptovalute, il suo valore resterà stabile perché farà riferimento direttamente all’euro emesso dalla banca centrale. Dietro il progetto emerge anche una strategia di carattere economico e geopolitico. L’Unione europea punta infatti a rafforzare la propria autonomia nei sistemi di pagamento, riducendo la dipendenza dai grandi circuiti internazionali. Attualmente circa due terzi delle transazioni con carta nell’area europea transitano attraverso operatori extraeuropei e ben quindici dei ventuno Paesi dell’eurozona non dispongono di un circuito nazionale per i pagamenti nei negozi. L’introduzione dell’euro digitale punta quindi anche a rafforzare la resilienza dell’intero sistema finanziario europeo di fronte a eventuali crisi o interruzioni delle infrastrutture internazionali.
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