Negli ultimi mesi il termine “solo-maxxing” è entrato con forza nel vocabolario della Generazione Z e dei giovani adulti, diventando uno degli argomenti più discussi sui social network. Il fenomeno descrive la scelta volontaria di dedicare gran parte del proprio tempo a sé stessi, riducendo le relazioni sentimentali e, in alcuni casi, anche quelle amicali. Non si tratta semplicemente di restare single, ma di trasformare la solitudine in uno stile di vita orientato alla crescita personale, alla serenità emotiva e all’autonomia.
Questa tendenza nasce all’interno della galassia dei cosiddetti “maxxing”, espressione che identifica comportamenti finalizzati a “massimizzare” un determinato aspetto della propria vita. Negli ultimi anni hanno trovato spazio online fenomeni come il travel-maxxing, dedicato ai viaggi, oppure il looks-maxxing, concentrato sul miglioramento dell’aspetto fisico. Il solo-maxxing, invece, mette al centro il tempo trascorso da soli, considerandolo una risorsa preziosa da investire nel proprio benessere.
Una nuova idea di benessere personale
Secondo la psicologa e psicoterapeuta Lara Pelagotti, oggi la solitudine non rappresenta più necessariamente un fallimento personale o una situazione da evitare. Al contrario, molti giovani la considerano una scelta legittima, capace di favorire la conoscenza di sé e una migliore gestione delle proprie energie emotive.
La diffusione del fenomeno riflette anche un cambiamento culturale più ampio. Per molti ragazzi la realizzazione personale non passa più obbligatoriamente attraverso una relazione stabile o il matrimonio. Cresce invece il desiderio di dedicare tempo ai propri interessi, allo studio, al lavoro, ai viaggi, allo sport e al benessere psicofisico, senza sentire la pressione di dover costruire una vita di coppia.
Sui social network migliaia di creator condividono routine quotidiane fatte di allenamenti, passeggiate, letture, viaggi in solitaria e momenti di riflessione personale. La solitudine diventa così un simbolo di indipendenza e autodeterminazione, capace di raccogliere consenso e ispirare altri utenti.
Il peso dell’economia e della stanchezza emotiva
Tra le ragioni che alimentano il solo-maxxing non ci sono soltanto motivazioni psicologiche. Anche il costo crescente della vita incide sulle scelte delle nuove generazioni. Frequentare qualcuno comporta spese per cene, aperitivi, trasporti, cura della persona e attività condivise. Negli Stati Uniti, secondo il Real Financial Progress Index della Banca di Montreal, un appuntamento costa mediamente circa 176 euro, con un incremento rispetto all’anno precedente. Sebbene non esistano dati equivalenti per l’Italia, anche nel nostro Paese il costo di una serata può rappresentare un elemento di riflessione per molti giovani.
Accanto all’aspetto economico emerge poi il cosiddetto “dating burnout”, ovvero la stanchezza emotiva provocata dagli appuntamenti continui e dall’utilizzo delle applicazioni di incontri. Una ricerca internazionale citata sul tema evidenzia come una parte significativa dei giovani tra i 18 e i 34 anni consideri gli appuntamenti moderni emotivamente estenuanti, preferendo interrompere la ricerca di un partner per concentrarsi sul proprio equilibrio personale.
Quando la solitudine diventa una scelta e non una fuga
Gli esperti invitano però a distinguere tra una solitudine scelta consapevolmente e una forma di isolamento dettata dalla paura delle relazioni. Lara Pelagotti sottolinea infatti che una relazione richiede inevitabilmente tempo, energie, disponibilità emotiva e capacità di affrontare l’incertezza. Proprio per questo, scegliere di stare da soli può rappresentare un’occasione di crescita autentica, ma può anche trasformarsi in un modo per evitare il confronto con l’intimità e con le difficoltà che ogni rapporto comporta.
«Le relazioni sono sicuramente più stancanti dello stare da soli. Chiedono un investimento di tempo, energie, emozioni e soldi. Bisogna capire se la solitudine aiuta davvero a esplorare sé stessi oppure se serve semplicemente a evitare una relazione», osserva Lara Pelagotti.
Un fenomeno destinato a far discutere
Il solo-maxxing racconta una trasformazione profonda della società contemporanea. Sempre più giovani mettono al centro il benessere individuale, ridimensionando il ruolo tradizionalmente attribuito alle relazioni sentimentali. I social network amplificano questa visione, trasformando la vita in solitaria in un modello aspirazionale capace di raccogliere milioni di visualizzazioni.
Gli studiosi osservano il fenomeno con interesse, perché riflette i cambiamenti nelle aspettative delle nuove generazioni, sempre più attente alla salute mentale, alla qualità del tempo libero e alla costruzione di un’identità personale indipendente dagli schemi tradizionali. Resta però aperto il dibattito su quale sia il confine tra una solitudine vissuta come opportunità di crescita e un isolamento che, nel lungo periodo, potrebbe ridurre la qualità delle relazioni umane.
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