Settembre porta con sé una nuova trattenuta per una platea precisa di pensionati. L’INPS applicherà anche sulla rata di settembre una trattenuta pari al 5% dell’importo lordo della pensione corrisposto a luglio 2026. La misura non riguarda tutti i titolari di pensione e non rappresenta un taglio generalizzato degli assegni previdenziali. L’Istituto la applica ai beneficiari di alcune prestazioni collegate al reddito che, nonostante i precedenti solleciti, non hanno ancora trasmesso le informazioni reddituali richieste per verificare il diritto alle somme aggiuntive.
La vicenda riguarda in particolare la campagna di verifica dei redditi riferiti al 2022. L’INPS ha spiegato che circa 50mila pensionati, pari allo 0,3% del totale dei pensionati, hanno ricevuto la trattenuta già sulla rata di agosto e la vedranno nuovamente sul pagamento di settembre. La platea resta quindi molto limitata rispetto al numero complessivo dei pensionati, ma per chi rientra nella procedura la questione assume particolare importanza perché la trattenuta rappresenta una sospensione delle prestazioni collegate al reddito e può trasformarsi in una revoca definitiva se il pensionato non regolarizza la propria posizione.
Chi deve fare attenzione alla rata di settembre
La trattenuta interessa i titolari di pensioni che comprendono prestazioni subordinate alla verifica dei redditi. Tra gli esempi indicati dall’INPS figurano l’integrazione al trattamento minimo, le maggiorazioni sociali e la quattordicesima, oltre ad alcune prestazioni riconosciute sulle pensioni ai superstiti. L’Istituto utilizza normalmente le informazioni già disponibili attraverso l’Agenzia delle Entrate, ma in determinate situazioni ha bisogno di una dichiarazione specifica da parte del pensionato.
La procedura non nasce quindi da una riduzione ordinaria dell’importo della pensione e non coinvolge automaticamente chi riceve un assegno previdenziale. Il problema riguarda chi avrebbe dovuto fornire i dati reddituali richiesti e non lo ha fatto entro i termini previsti, nonostante l’INPS avesse già inviato un sollecito. Il 5% funziona come una trattenuta temporanea legata alla sospensione della prestazione collegata al reddito e non come una nuova percentuale applicata indistintamente alle pensioni.
Come si calcola la trattenuta
Il calcolo parte dall’importo lordo della pensione di luglio 2026. L’INPS applica il 5% di quella somma sulla rata di agosto e ripete la stessa operazione sulla rata di settembre. Per esempio, considerando esclusivamente il meccanismo matematico della trattenuta, con una pensione lorda di luglio pari a 1.000 euro, il 5% corrisponde a 50 euro. La trattenuta può quindi incidere per 50 euro sulla rata interessata. Con un importo lordo di 1.500 euro, invece, il 5% corrisponde a 75 euro.
Non esiste quindi una cifra uguale per tutti, perché l’importo dipende dalla pensione lorda presa come riferimento. L’INPS ha inoltre previsto un’esenzione specifica per le pensioni di importo mensile non superiore a 100 euro. La misura compare nel cedolino con una descrizione dedicata, così il pensionato può riconoscere il motivo della riduzione e verificare la propria posizione.
Il 15 settembre rappresenta la scadenza decisiva
La data da segnare sul calendario è 15 settembre 2026. Entro quel giorno gli interessati possono trasmettere le informazioni reddituali mancanti e chiedere la ricostituzione della posizione. Il pensionato può utilizzare i servizi online dell’INPS oppure rivolgersi a un patronato, a un CAF o a un altro soggetto convenzionato. L’Istituto mette inoltre a disposizione il servizio RED Precompilato per consentire agli interessati di comunicare i dati richiesti.
“Il nostro obiettivo è garantire ai pensionati un’informazione chiara e tutti gli strumenti necessari per adempiere correttamente agli obblighi previsti e continuare a beneficiare delle prestazioni cui hanno diritto”. Con queste parole, Domenico De Fazio, direttore centrale Pensioni dell’INPS, ha sottolineato la funzione della procedura durante un intervento televisivo. L’obiettivo dell’Istituto consiste quindi nel consentire ai pensionati interessati di regolarizzare la propria posizione prima che la sospensione produca conseguenze definitive.
Cosa succede a chi non presenta i dati
Il mancato adempimento entro la scadenza del 15 settembre può avere conseguenze più pesanti rispetto alla semplice trattenuta del 5%. L’INPS procederà infatti alla revoca definitiva delle prestazioni collegate al reddito riferite al periodo interessato e potrà recuperare le somme che risultassero non dovute. In altre parole, chi non regolarizza la propria posizione rischia di non ricevere più la prestazione aggiuntiva e, nei casi in cui l’Istituto accerti importi erogati senza titolo, può dover restituire le somme ricevute.
Per questo motivo il cedolino di settembre merita un controllo particolarmente attento da parte dei pensionati che hanno ricevuto una comunicazione dall’INPS. La presenza della voce relativa alla mancata comunicazione dei redditi indica una situazione che richiede una verifica, soprattutto se il pensionato ritiene di avere già trasmesso la documentazione richiesta. In quel caso conviene controllare lo stato della pratica e conservare la documentazione che dimostra l’avvenuta comunicazione.
Non tutti i pensionati rischiano il taglio
Il dato più importante resta dunque la platea coinvolta. La trattenuta del 5% non riguarda indistintamente tutti i pensionati italiani e non introduce una riduzione generalizzata delle pensioni a settembre. La misura interessa una categoria circoscritta di persone che percepiscono prestazioni legate al reddito e che non hanno ancora completato gli adempimenti richiesti dall’INPS sui redditi del 2022.
Restano inoltre fuori da questa specifica procedura alcune prestazioni che l’INPS indica espressamente, tra cui le prestazioni di invalidità civile, gli assegni sociali e le pensioni sociali. Per gli altri pensionati coinvolti nella verifica, invece, la scadenza di settembre assume un peso concreto. Regolarizzare la posizione entro il 15 settembre può evitare la revoca definitiva delle prestazioni collegate al reddito e permette all’Istituto di verificare se il pensionato possiede ancora i requisiti per continuare a riceverle.
La rata di settembre rappresenta quindi il secondo passaggio della procedura avviata ad agosto. Chi trova la trattenuta sul cedolino non deve interpretarla come un nuovo taglio generale delle pensioni, ma deve verificare immediatamente il motivo della riduzione e l’eventuale documentazione ancora mancante. La data del 15 settembre 2026 resta il termine centrale per evitare che una sospensione temporanea possa trasformarsi in una revoca definitiva delle prestazioni legate al reddito.
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