Da oggi, lunedì 5 ottobre 2026, termina lo sconto sulle accise del gasolio introdotto dal governo per contenere l’aumento dei prezzi dei carburanti. La misura prevedeva, nell’ultima fase, una riduzione dell’accisa pari a circa 5 centesimi al litro, che con l’Iva arrivava a 6,1 centesimi al litro. La scadenza segna quindi un nuovo passaggio nella gestione del caro-carburanti, dopo mesi caratterizzati da interventi straordinari, oscillazioni delle quotazioni petrolifere e forti pressioni sui prezzi alla pompa.
Il termine dello sconto non significa però che dal 6 ottobre il governo lascerà completamente senza strumenti il mercato dei carburanti. Da domani entrerà infatti in funzione il meccanismo delle accise mobili, previsto dall’esecutivo proprio per affrontare eventuali nuove fiammate dei prezzi. Il sistema punta a utilizzare una parte delle maggiori entrate fiscali generate dall’aumento dei prezzi dei carburanti per intervenire sulla componente fiscale e attenuare, quando le condizioni lo richiederanno, l’incremento del costo alla pompa.
Che cosa cambia da domani per il diesel
Con la conclusione della misura temporanea, l’accisa sul gasolio torna al livello ordinario, pari a 672,90 euro ogni mille litri, rispetto ai 622,90 euro previsti nell’ultima fase dello sconto. Per gli automobilisti il passaggio potrebbe quindi tradursi in una maggiore pressione sul prezzo del diesel. L’effetto teorico della fine dello sconto corrisponde a circa 6,1 centesimi in più per ogni litro, Iva compresa, se il resto delle componenti del prezzo rimanesse invariato.
Questo dato, tuttavia, non permette di stabilire automaticamente quanto aumenterà il prezzo effettivamente pagato al distributore. Il costo finale del carburante dipende infatti da diversi fattori, tra cui le quotazioni internazionali del petrolio, quelle dei prodotti raffinati, il cambio euro-dollaro, i margini degli operatori e le strategie commerciali delle singole compagnie. Per questa ragione la fine dello sconto fiscale non comporta necessariamente un aumento identico su ogni distributore.
Il quadro appare inoltre diverso rispetto a quello di alcune settimane fa. Negli ultimi giorni diverse compagnie hanno ridotto i listini e introdotto tetti massimi al prezzo dei carburanti, seguendo anche l’invito del governo a contenere l’impatto della crisi energetica sui consumatori. Eni, per esempio, ha fissato un price cap di 1,99 euro al litro per la benzina e di 2,19 euro per il gasolio, con una durata iniziale di 30 giorni e la possibilità di prorogare l’iniziativa. Anche Ip, Q8 e Tamoil hanno adottato interventi analoghi, con modalità e condizioni differenti.
Il prezzo del gasolio è già sceso
La situazione attuale presenta quindi una particolarità importante. La fine dello sconto sulle accise arriva dopo una fase di consistente riduzione dei prezzi alla pompa. Secondo le rilevazioni diffuse negli ultimi giorni, nell’arco di una settimana il prezzo medio del diesel sulla rete ordinaria ha registrato una diminuzione significativa. Il calo ha interessato anche la benzina e ha coinvolto in modo ancora più evidente alcuni distributori che hanno applicato i nuovi tetti di prezzo.
Le riduzioni hanno contribuito a compensare almeno in parte l’effetto dei precedenti aumenti. Il prezzo del gasolio, tuttavia, rimane su livelli elevati rispetto al periodo precedente alla crisi energetica. Le associazioni dei consumatori continuano infatti a segnalare una distanza importante rispetto ai valori precedenti all’escalation dei prezzi dell’energia, con conseguenze che non riguardano soltanto chi utilizza quotidianamente l’automobile.
Il costo dei carburanti incide infatti anche sui trasporti e sulla distribuzione delle merci. Un diesel più caro può aumentare i costi sostenuti dagli autotrasportatori e, indirettamente, trasferire una parte della maggiore spesa sui prezzi di numerosi beni e servizi. Per questo motivo il governo considera il problema dei carburanti anche come una questione legata all’inflazione e alla competitività delle imprese.
Come funzionano le accise mobili
Il passaggio alle accise mobili rappresenta la principale novità prevista per la fase successiva alla fine del taglio temporaneo. Il meccanismo mira a collegare l’intervento fiscale all’andamento dei prezzi, evitando di mantenere indefinitamente uno sconto fisso sulle accise. L’obiettivo consiste nel utilizzare le maggiori entrate fiscali generate dall’aumento dei prezzi per finanziare una riduzione delle accise quando le condizioni previste dal sistema lo consentiranno.
La presidente del Consiglio Giorgia Meloni aveva annunciato il passaggio al nuovo meccanismo già durante le decisioni del governo di settembre. In quell’occasione l’esecutivo aveva scelto di prolungare ancora per alcune settimane il taglio sulle accise del gasolio, riducendone progressivamente l’entità. “Il 5 ottobre non si va a zero perché interviene il sistema delle accise mobili”, aveva spiegato Giorgia Meloni, indicando così la volontà del governo di evitare un ritorno immediato alla situazione precedente senza alcun meccanismo di compensazione.
Anche il ministro dell’Ambiente e della Sicurezza energetica Gilberto Pichetto Fratin ha confermato l’importanza del nuovo strumento, pur mantenendo prudenza sulla sua concreta applicazione. Il funzionamento delle accise mobili dipenderà infatti dall’andamento del mercato e dalle condizioni necessarie per attivare gli interventi.
Il rischio per gli automobilisti resta
Nonostante i recenti ribassi, il rischio di nuovi aumenti del gasolio non è scomparso. Le quotazioni internazionali dell’energia restano condizionate dall’instabilità geopolitica e dalla situazione in Medio Oriente. Un nuovo aumento del petrolio o dei prodotti raffinati potrebbe quindi esercitare ulteriori pressioni sui listini italiani.
Il Codacons ha chiesto alle compagnie di mantenere almeno fino alla fine dell’anno le riduzioni e i price cap, proprio per evitare che la conclusione dello sconto fiscale produca una nuova accelerazione dei prezzi. L’associazione ha inoltre sottolineato che il costo dei carburanti continua a pesare sui bilanci familiari, nonostante la recente inversione di tendenza.
Secondo le stime riportate dalle associazioni dei consumatori, nei sei mesi compresi tra marzo e agosto gli automobilisti italiani hanno sostenuto oltre 4,7 miliardi di euro di spesa aggiuntiva per i carburanti rispetto allo stesso periodo dell’anno precedente. Il dato rende evidente la dimensione economica della crisi e spiega perché ogni variazione di pochi centesimi al litro possa produrre conseguenze rilevanti quando si moltiplica per milioni di rifornimenti.
Il conto per famiglie e autotrasportatori
Il governo ha inoltre prorogato fino a ottobre il credito d’imposta destinato all’autotrasporto, con l’obiettivo di sostenere una delle categorie maggiormente esposte all’aumento del costo del diesel. Gli interventi complessivi adottati dall’esecutivo dall’inizio della crisi hanno richiesto risorse significative e hanno riguardato sia la riduzione delle accise sia strumenti fiscali destinati alle attività più colpite.
Da domani, quindi, il prezzo del gasolio entrerà in una nuova fase. La fine dello sconto non permette di prevedere automaticamente un aumento identico in tutta Italia, perché il prezzo finale dipenderà dall’andamento del mercato e dalle politiche commerciali dei distributori. Il nuovo sistema delle accise mobili dovrebbe rappresentare la principale protezione fiscale contro eventuali ulteriori rincari, mentre i price cap introdotti dalle compagnie potrebbero continuare a limitare il costo in una parte della rete.
Per gli automobilisti la situazione resta dunque da monitorare con attenzione. Il 5 ottobre segna la fine di uno sconto temporaneo, ma non la fine degli interventi contro il caro-carburanti. Le prossime settimane diranno se la discesa registrata negli ultimi giorni riuscirà a compensare almeno in parte la maggiore tassazione oppure se un nuovo aumento delle quotazioni energetiche costringerà il governo a utilizzare il meccanismo delle accise mobili.
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