L’inflazione italiana rallenta nel mese di luglio, anche se la dinamica dei prezzi continua a mantenere una pressione significativa sulle famiglie. Secondo i dati definitivi diffusi dall’Istat, l’indice nazionale dei prezzi al consumo per l’intera collettività registra una crescita del 2,9% su base annua, contro il 3,0% rilevato a giugno. Nel confronto con il mese precedente, invece, i prezzi aumentano dello 0,3%. Il quadro descrive quindi un rallentamento contenuto, che non interrompe la crescita dei prezzi ma ne riduce leggermente il ritmo rispetto alla rilevazione precedente.
Il dato di luglio assume particolare rilievo perché arriva dopo una fase nella quale l’inflazione ha mostrato una dinamica ancora sostenuta. Il rallentamento deriva soprattutto dalla minore crescita di alcune componenti che avevano contribuito alla pressione sui prezzi nei mesi precedenti. In particolare, gli alimentari non lavorati passano dal +4,4% al +3,6% su base annua, mentre gli energetici non regolamentati scendono dal +13,3% al +11,4%. Anche i servizi vari mostrano una decelerazione, passando dal +2,5% al +1,8%. Questi movimenti contribuiscono a contenere l’aumento complessivo del costo della vita.
Il carrello della spesa scende all’1,0%
Uno degli elementi più significativi della rilevazione riguarda il cosiddetto carrello della spesa, cioè l’insieme dei beni alimentari, dei prodotti per la cura della casa e della persona. A luglio la crescita annua di questa componente scende al +1,0%, rispetto al +1,3% registrato a giugno. Il rallentamento interessa quindi una parte particolarmente osservata dalle famiglie, perché comprende numerosi prodotti acquistati con frequenza nella vita quotidiana.
La diminuzione del ritmo di crescita del carrello della spesa rappresenta un segnale di moderazione rispetto ai mesi precedenti, ma non significa che i prezzi tornino ai livelli del passato. Il dato indica infatti che i prodotti continuano a costare mediamente più di un anno prima, anche se l’incremento risulta meno intenso. Una dinamica simile riguarda anche i prodotti ad alta frequenza d’acquisto, la cui crescita annua passa dal +3,9% al +3,4%.
L’inflazione di fondo resta stabile
Non cambia invece l’inflazione di fondo, che a luglio rimane al +1,6%. Questo indicatore esclude dal calcolo gli energetici e gli alimentari freschi e permette di osservare una componente più stabile dell’andamento dei prezzi. La sua stabilità segnala che, al netto delle componenti maggiormente volatili, la pressione inflazionistica mantiene un ritmo relativamente contenuto.
Anche la dinamica dei prezzi dei beni e dei servizi offre indicazioni importanti. I beni rallentano dal +3,3% al +3,2%, mentre i servizi accelerano leggermente dal +2,6% al +2,7%. Il divario tra le due componenti si riduce così a 0,5 punti percentuali, rispetto agli 0,7 punti registrati a giugno. Il quadro mostra quindi una composizione dell’inflazione meno uniforme, con alcune categorie che frenano e altre che continuano a esercitare pressione sui prezzi.
Energia e trasporti spingono i prezzi
Non tutte le componenti hanno seguito la stessa direzione. Gli energetici regolamentati accelerano in modo marcato, passando dal +9,2% al +14,8% su base annua. Anche i servizi legati ai trasporti aumentano il proprio ritmo di crescita, dall’1,1% all’1,6%. I servizi ricreativi, culturali e quelli collegati alla cura della persona passano invece dal +2,7% al +3,0%.
Nel confronto mensile, l’aumento complessivo dello 0,3% riflette soprattutto la crescita dei prezzi degli energetici regolamentati, che aumentano del 6,5%, e dei servizi relativi ai trasporti, in crescita dell’1,4%. Salgono inoltre dello 0,6% i servizi ricreativi, culturali e per la cura della persona e dello 0,5% gli energetici non regolamentati. Gli alimentari non lavorati rappresentano invece una componente di freno, con una diminuzione mensile dell’1,3%.
Inflazione acquisita al 2,7% nel 2026
Il dato diffuso dall’Istat porta inoltre al 2,7% l’inflazione acquisita per il 2026. Per la componente di fondo, invece, il valore acquisito raggiunge l’1,8%. Questi indicatori consentono di fotografare la variazione media dei prezzi già determinata per l’anno, assumendo che nei mesi successivi non si verifichino ulteriori variazioni.
Nel complesso, la fotografia di luglio restituisce dunque un’economia nella quale la crescita dei prezzi rallenta, ma non scompare. Il passaggio dal 3,0% al 2,9% rappresenta una moderazione limitata, mentre la discesa del carrello della spesa all’1,0% offre un segnale più favorevole per i consumi quotidiani. Allo stesso tempo, l’accelerazione degli energetici regolamentati e di alcune categorie di servizi mostra che la pressione sui prezzi resta presente e può cambiare rapidamente in funzione dell’andamento delle singole componenti.
Il quadro di luglio indica quindi un’inflazione in lieve frenata, accompagnata da un netto rallentamento dei prodotti del carrello della spesa e dalla stabilità dell’inflazione di fondo. Le famiglie continuano tuttavia a confrontarsi con prezzi superiori rispetto a un anno prima e con alcune voci, soprattutto quelle legate all’energia e a determinati servizi, che mantengono una dinamica più sostenuta. Il prossimo aggiornamento consentirà di capire se il rallentamento registrato a luglio rappresenterà una tendenza destinata a consolidarsi oppure soltanto una temporanea attenuazione della crescita dei prezzi.
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