Il Lido di Venezia torna al centro delle polemiche per i prezzi raggiunti durante la Mostra Internazionale d’Arte Cinematografica di Venezia. Al termine dell’edizione 2026, il dibattito ha coinvolto operatori del settore cinematografico, albergatori e rappresentanti del comparto turistico, dopo le numerose segnalazioni sui costi di soggiorno e sulle consumazioni nelle strutture dell’isola. Il caso che ha attirato maggiormente l’attenzione riguarda l’Hotel Excelsior, dove durante il festival la consumazione minima al bar sarebbe arrivata a 50 euro, una cifra che ha alimentato forti critiche tra gli addetti ai lavori.
La questione non riguarda però soltanto il prezzo di un caffè. Durante i giorni della manifestazione, infatti, anche le tariffe degli alloggi hanno raggiunto livelli particolarmente elevati. Alcune strutture hanno proposto camere a migliaia di euro per notte, mentre sul mercato degli affitti brevi sono comparse soluzioni decisamente insolite. Tra gli esempi emersi nelle settimane precedenti alla Mostra figura anche una poltrona reclinabile proposta a 50 euro al giorno come sistemazione per dormire. Il fenomeno ha evidenziato quanto possa diventare difficile trovare un alloggio sul Lido durante uno degli appuntamenti cinematografici più importanti dell’anno.
Il caso dei 300 euro per sei caffè
Uno degli episodi più discussi riguarda Andrea Occhipinti, produttore e rappresentante di Lucky Red, che secondo quanto raccontato nel corso delle polemiche avrebbe rinunciato a fermarsi al bar dell’Excelsior dopo aver scoperto il costo complessivo previsto per sei persone. La spesa avrebbe raggiunto 300 euro, considerando la consumazione minima richiesta per poter utilizzare gli spazi del bar. L’episodio ha contribuito ad alimentare il confronto sul rapporto tra i prezzi praticati durante la Mostra e le esigenze di chi lavora quotidianamente all’interno della manifestazione.
Anche il direttore della Mostra, Alberto Barbera, ha espresso pubblicamente forti perplessità. Barbera ha contestato soprattutto gli aumenti delle camere, degli appartamenti e dei servizi di ristorazione, sostenendo che alcuni rincari raggiungerebbero il 40 o il 50 per cento. Secondo il direttore, una crescita di questo tipo rischia di rendere il Lido meno accessibile proprio durante un evento che porta sull’isola migliaia di professionisti, giornalisti, produttori, attori e spettatori.
«Non si può più trattare la Mostra del Cinema come una mucca da mungere», ha dichiarato Alberto Barbera, contestando la possibilità di giustificare ogni aumento con il semplice rapporto tra domanda e offerta. Il direttore ha inoltre sottolineato come il problema possa avere conseguenze più ampie per l’intero territorio, qualora una parte degli operatori del settore cinematografico decidesse di evitare il Lido a causa dei costi troppo elevati.
La replica degli operatori: «È la legge del mercato»
Dall’altra parte del confronto, gli operatori turistici hanno fornito una lettura differente del fenomeno. Salvatore Pisani, presidente della sezione veneziana di Confindustria Turismo, ha spiegato che durante la settimana della Mostra la domanda cresce sensibilmente mentre la disponibilità di camere e alloggi rimane limitata. In questa situazione, secondo la sua posizione, i prezzi seguono le normali dinamiche del mercato.
«In quella settimana, la richiesta è tanta e l’offerta è quella che è. È una legge di mercato», ha affermato Salvatore Pisani. La sua analisi comprende anche l’aumento dei costi sostenuti dalle imprese per personale, energia e materie prime. Secondo questa prospettiva, gli operatori cercano durante i periodi di maggiore affluenza di compensare anche i costi sostenuti nel resto dell’anno, quando la domanda turistica risulta più contenuta.
Sulla stessa linea si è espresso Daniele Minotto, presidente dell’Associazione veneziana albergatori. Il rappresentante degli albergatori ha richiamato una caratteristica particolare del settore ricettivo: una camera rimasta vuota in una determinata giornata non può essere venduta successivamente per recuperare quella mancata entrata. Per questo motivo, durante i periodi di forte richiesta, gli alberghi applicano tariffe più elevate in funzione della disponibilità residua e della domanda.
«Noi non abbiamo magazzino. Una stanza non venduta oggi, domani non la piazzo nemmeno con un’offerta speciale», ha spiegato Daniele Minotto. Secondo il presidente degli albergatori, inoltre, il fatto che molte strutture abbiano registrato un’elevata occupazione durante la Mostra rappresenta un elemento significativo per comprendere la formazione delle tariffe. La sua posizione, quindi, collega direttamente il livello dei prezzi alla quantità di persone disposte a pagare quelle cifre per soggiornare al Lido durante il festival.
Il problema non riguarda soltanto gli hotel
La discussione si è estesa anche alla ristorazione e agli appartamenti. Tino Vettorello, chef e gestore della Terrazza Biennale, ha respinto alcune ricostruzioni relative ai prezzi praticati nelle aree da lui gestite. Ha spiegato che il piatto caldo del giorno costava 7,50 euro e l’insalatona 8 euro, mentre il prezzo del caffè era salito da 1,20 a 1,40 euro. Questi dati mostrano quindi che non tutti gli esercizi presenti al Lido hanno seguito la stessa politica tariffaria.
Proprio questa differenza rappresenta uno degli elementi centrali del dibattito. Da una parte emergono strutture e servizi con prezzi molto elevati, soprattutto nelle aree maggiormente legate al pubblico internazionale e agli ambienti della Mostra. Dall’altra esistono attività che mantengono prezzi più contenuti e che contestano l’idea di un Lido completamente fuori controllo dal punto di vista dei costi.
Un capitolo ancora più delicato riguarda invece gli alloggi disponibili attraverso il mercato degli affitti brevi. Durante le settimane della Mostra sono comparsi annunci con richieste molto elevate e soluzioni che hanno suscitato ironia e critiche. La proposta di una poltrona reclinabile a 50 euro per notte rappresenta uno degli esempi più discussi, mentre alcune abitazioni hanno raggiunto cifre molto alte proprio in coincidenza con il periodo della manifestazione.
Il rischio per il futuro della Mostra
Il confronto sul caro-prezzi porta quindi con sé una questione più ampia: l’equilibrio tra la capacità del territorio di valorizzare economicamente un grande evento internazionale e la necessità di mantenere condizioni accessibili per chi lavora alla Mostra. Alberto Barbera ha collegato il problema anche alla competitività internazionale del festival, osservando che alcuni professionisti stranieri avrebbero considerato Venezia più costosa rispetto ad altre grandi manifestazioni cinematografiche.
Gli operatori turistici, invece, sottolineano la specificità di Venezia e del Lido, una destinazione che durante il festival concentra una domanda molto superiore alla disponibilità ordinaria. Il confronto, dunque, resta aperto e coinvolge interessi differenti: quelli degli alberghi che devono gestire costi e occupazione, quelli dei professionisti che devono sostenere le spese della trasferta e quelli del territorio che beneficia dell’indotto generato dalla Mostra.
La discussione sui 50 euro per una consumazione minima, sulle camere che possono raggiungere cifre molto elevate e sugli affitti temporanei diventati difficili da sostenere ha trasformato il tema dei prezzi in uno degli argomenti più discussi dopo la conclusione della Mostra 2026. La posizione degli operatori resta legata alle dinamiche della domanda e dell’offerta, mentre le critiche di una parte degli addetti ai lavori chiedono un maggiore equilibrio tra le esigenze economiche delle strutture e la funzione del Lido come sede di un evento internazionale.
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