La stagione dei saldi estivi ha iniziato a perdere energia dopo un avvio incoraggiante. Nel mese di agosto, infatti, il giro d’affari dei negozi di moda ha subito una flessione media del 2,6% rispetto allo stesso mese dell’anno precedente.
A pesare sul risultato sono stati diversi fattori, tra cui le temperature eccezionalmente elevate che hanno rallentato la propensione agli acquisti. È quanto emerge dall’analisi condotta da Federazione Moda Italia-Confcommercio attraverso un’indagine rivolta alle imprese associate.
Il dato generale nasconde comunque situazioni differenti. Più della metà delle attività ha mantenuto un andamento stabile oppure ha incrementato le vendite, mentre una quota consistente degli operatori ha registrato una contrazione.
Il caldo aggrava una situazione già difficile
Secondo Giulio Felloni, presidente di Federazione Moda Italia-Confcommercio, l’avvio positivo delle promozioni non è stato sufficiente a modificare una situazione caratterizzata da consumi ancora fragili.
“La buona partenza dei saldi non è bastata a invertire una tendenza che continua a penalizzare il commercio di prossimità della moda”, ha spiegato Felloni.
Il problema, secondo il presidente, non sarebbe quindi riconducibile alla formula dei saldi, ma a un indebolimento strutturale della domanda e a condizioni sempre più complesse per i piccoli operatori indipendenti.
Le imprese devono infatti confrontarsi con spese di gestione più elevate, rincari energetici, profitti sempre più contenuti e una competizione considerata poco equilibrata. A questo scenario si è aggiunto il caldo intenso, capace di modificare le abitudini di acquisto dei consumatori.
“Il problema non sono i saldi, ma la debolezza dei consumi e condizioni di mercato sempre più difficili per i negozi indipendenti”, ha sottolineato Felloni.
Il timore della federazione è che, senza interventi mirati, possa aumentare ulteriormente il fenomeno della desertificazione commerciale nei centri urbani.
Milano riaccende i riflettori sulla filiera della moda
Nonostante le difficoltà, il comparto si prepara a una fase ricca di appuntamenti internazionali. Milano torna infatti protagonista con importanti manifestazioni dedicate al sistema moda, tra fiere, presentazioni e iniziative rivolte agli operatori del settore.
Fashion&Jewels, Micam e Mipel precedono gli appuntamenti della Fashion Week e White Milano, creando un momento di forte concentrazione per aziende, produttori, buyer e professionisti provenienti da diversi mercati.
“Dalle fiere alle passerelle si concentra una straordinaria capacità di innovazione, creatività e internazionalizzazione”, ha dichiarato Felloni.
Per Federazione Moda Italia-Confcommercio, però, il valore della moda non si esaurisce negli eventi internazionali. I negozi rappresentano il punto in cui il prodotto entra realmente in contatto con il consumatore e diventa relazione, esperienza e valore economico.
“La moda vive ogni giorno nei negozi e nelle nostre città”, ha ricordato Felloni, evidenziando l’importanza della distribuzione tradizionale all’interno dell’intera filiera.
Le proposte per difendere i negozi indipendenti
Di fronte alle difficoltà del settore, la federazione ha presentato al Tavolo della Moda del Mimit un pacchetto di interventi destinati a sostenere le attività indipendenti.
Tra le proposte figurano voucher per incentivare gli acquisti nei negozi, agevolazioni fiscali sui canoni di locazione, una progressiva svalutazione delle rimanenze di magazzino e l’istituzione della Giornata Nazionale della Moda Italiana.
L’obiettivo è alleggerire la pressione economica sulle imprese e, contemporaneamente, difendere posti di lavoro e vivacità dei centri cittadini.
“Sono interventi concreti per sostenere imprese, occupazione e vitalità dei nostri centri urbani”, ha affermato Felloni.
La sfida riguarda dunque non soltanto l’andamento delle vendite, ma la capacità di preservare una rete commerciale capillare. Per la federazione, proteggere i negozi significa mantenere vivo l’ultimo collegamento tra la produzione della moda e il consumatore.
“Salvaguardare il commercio di prossimità significa fare in modo che questo valore non si interrompa nell’ultimo miglio, quello del rapporto quotidiano con il consumatore”, ha concluso Felloni.
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