Il prezzo del gasolio torna al centro dell’attenzione mentre si avvicina una data decisiva per milioni di automobilisti e per il settore dell’autotrasporto. Il 25 agosto terminerà infatti lo sconto di 17 centesimi al litro sul diesel introdotto dal Governo per contenere l’impatto del caro carburanti. La misura, che comprende 14 centesimi di riduzione dell’accisa e circa 3 centesimi legati all’Iva, ha consentito di attenuare solo in parte la corsa dei listini, perché nello stesso periodo le quotazioni internazionali del petrolio hanno continuato a risentire delle tensioni geopolitiche.
Il quadro resta particolarmente delicato anche per l’evoluzione della crisi internazionale. Nella giornata del 19 agosto il Brent ha raggiunto circa 91,44 dollari al barile, segnando il quarto rialzo consecutivo, mentre i mercati continuano a guardare con preoccupazione alla situazione dello Stretto di Hormuz, una delle principali vie di transito del petrolio mondiale. L’incertezza sulla piena operatività della rotta mantiene elevato il rischio di nuove pressioni sulle quotazioni e, di conseguenza, sui costi dei prodotti raffinati.
Il 25 agosto scade lo sconto sul gasolio
Il Governo ha prorogato ad agosto il taglio delle imposte sul gasolio proprio per evitare che l’aumento dei prezzi colpisse ulteriormente gli automobilisti durante il periodo delle partenze estive. La decisione del Consiglio dei ministri ha esteso lo sconto fino al 25 agosto 2026, con un intervento complessivo dal valore di circa 245 milioni di euro. Per finanziare la misura, l’esecutivo guidato da Giorgia Meloni ha utilizzato risorse provenienti anche da riduzioni degli stanziamenti dei ministeri.
La misura riguarda esclusivamente il gasolio e non la benzina. Il provvedimento ha quindi garantito un sostegno soprattutto agli automobilisti che utilizzano vetture diesel e alle attività che dipendono dal trasporto su strada. Tuttavia, l’effetto dello sconto non coincide necessariamente con una riduzione identica del prezzo finale alla pompa. Le variazioni delle quotazioni internazionali possono infatti assorbire una parte del beneficio fiscale, come accaduto nelle settimane precedenti.
Secondo i dati del Ministero delle Imprese e del Made in Italy, il prezzo medio nazionale del gasolio in modalità self service si collocava a metà agosto poco sopra 2 euro al litro, mentre lungo la rete autostradale il costo risultava ancora più elevato. La situazione mostra quindi quanto il prezzo del diesel rimanga sensibile alle variazioni del petrolio e dei prodotti raffinati.
Perché torna l’ipotesi dei 3 euro al litro
La soglia dei 3 euro al litro non rappresenta oggi una previsione certa sul prezzo che gli automobilisti pagheranno nei prossimi mesi. Si tratta invece di uno scenario che potrebbe materializzarsi in presenza di un forte peggioramento delle condizioni internazionali. Il tema è emerso anche in Parlamento, dove una relazione del Senato ha richiamato la possibilità di un consistente aumento dei carburanti qualora la crisi legata all’Iran e allo Stretto di Hormuz proseguisse.
Il meccanismo che potrebbe condurre a un nuovo forte rialzo appare relativamente semplice. Se il petrolio aumenta, le raffinerie affrontano costi maggiori per ottenere benzina e diesel. I prezzi dei prodotti raffinati salgono quindi sui mercati internazionali e, con i normali tempi di trasmissione, gli incrementi arrivano anche ai distributori italiani. A questo effetto si aggiunge la componente fiscale, che continua a incidere in maniera significativa sul prezzo finale pagato dal consumatore.
Per arrivare realmente a 3 euro al litro servirebbe comunque una combinazione di fattori particolarmente sfavorevoli. Non basta infatti un singolo rialzo del Brent. Servirebbero una prolungata tensione sui mercati, problemi rilevanti nelle forniture, quotazioni elevate dei prodotti raffinati e un contemporaneo venir meno delle misure fiscali capaci di attenuare l’aumento. Per questo motivo, oggi la soglia dei 3 euro rappresenta soprattutto un possibile scenario di rischio e non un prezzo già previsto.
Cosa può succedere dopo la fine dello sconto
La questione centrale riguarda ciò che accadrà dal 26 agosto. Il Governo ha indicato il meccanismo delle cosiddette accise mobili come uno degli strumenti da utilizzare per affrontare eventuali nuovi rincari. La premier Giorgia Meloni ha spiegato che dal 25 agosto sarebbe entrato nuovamente in gioco questo meccanismo, con l’obiettivo di utilizzare parte delle maggiori entrate fiscali generate dall’aumento dei carburanti.
Il sistema, però, non consente di conoscere oggi quale sarà il prezzo del gasolio dopo la scadenza dello sconto. Prima occorre valutare l’andamento delle entrate Iva e delle quotazioni dei carburanti, quindi stabilire se esistano le condizioni finanziarie e di mercato per un nuovo intervento. Il margine di manovra resta dunque legato anche all’evoluzione del mercato internazionale del petrolio.
Il ministro dell’Economia Giancarlo Giorgetti ha seguito direttamente il dossier sulle risorse necessarie per sostenere il taglio. Il Governo deve ora confrontarsi con una doppia esigenza: da una parte evitare che il prezzo del diesel torni a crescere bruscamente dopo la fine dello sconto, dall’altra individuare coperture finanziarie che consentano di intervenire senza compromettere ulteriormente i conti pubblici.
Il nodo dello Stretto di Hormuz
A rendere ancora più incerto lo scenario ci pensa la situazione nello Stretto di Hormuz. La rotta rappresenta un passaggio fondamentale per il commercio mondiale di petrolio e gas naturale liquefatto. Le difficoltà nella navigazione, le minacce alla sicurezza delle navi e l’incertezza sulle relazioni tra Stati Uniti e Iran hanno spinto gli operatori finanziari a incorporare nei prezzi del petrolio un premio legato al rischio.
Nelle ultime giornate il Brent ha continuato a salire e il mercato ha reagito soprattutto alle notizie sulla possibilità di una prolungata interruzione dei flussi attraverso il Golfo. Se la situazione dovesse migliorare, le quotazioni potrebbero invece ridimensionarsi e alleggerire la pressione sui carburanti. La traiettoria del gasolio nei prossimi mesi dipenderà quindi soprattutto dalla durata della crisi internazionale e dalla capacità delle forniture globali di restare regolari.
Per gli automobilisti italiani il 25 agosto rappresenta dunque un passaggio importante, ma non consente ancora di stabilire quale prezzo comparirà sui distributori nei giorni successivi. La fine dello sconto potrebbe riportare una parte del carico fiscale sul prezzo del diesel, mentre un eventuale nuovo aumento del petrolio potrebbe amplificare ulteriormente l’effetto. Al contrario, una stabilizzazione delle quotazioni internazionali potrebbe limitare la crescita.
Il rischio di arrivare a 3 euro al litro resta quindi legato a uno scenario particolarmente negativo e non costituisce una certezza. La situazione merita però attenzione perché il prezzo del gasolio si trova già su livelli elevati e perché la scadenza del 25 agosto coincide con una fase di forte volatilità del mercato energetico internazionale. Nei prossimi giorni saranno soprattutto le quotazioni del petrolio, l’evoluzione della crisi nello Stretto di Hormuz e le decisioni del Governo sulle accise a determinare il costo finale dei rifornimenti.
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