È iniziato il conto alla rovescia per uno degli eventi astronomici più insoliti dell’anno. Lo stadio superiore di un razzo Falcon 9 di SpaceX, identificato con la sigla 2025-010D, è ormai destinato a impattare contro la superficie della Luna dopo oltre un anno trascorso nello spazio. L’oggetto, lungo circa 14 metri, non rappresenta alcun pericolo per la Terra, ma offrirà alla comunità scientifica un’importante occasione per osservare gli effetti di una collisione ad alta velocità sul nostro satellite naturale e per migliorare i modelli utilizzati nello studio degli impatti extraterrestri.
Quando avverrà lo schianto sulla superficie lunare
I calcoli più aggiornati elaborati dall’astronomo Bill Gray, responsabile del progetto Project Pluto, indicano che l’impatto dovrebbe verificarsi il 5 agosto 2026 alle ore 08:35:37 italiane. La previsione temporale presenta ormai un margine d’errore di pochi secondi, mentre il punto dello schianto potrebbe ancora spostarsi di alcuni chilometri a causa delle continue perturbazioni gravitazionali e della pressione esercitata dalla radiazione solare sul relitto spaziale.
Secondo le stime attuali, il razzo colpirà la Luna a una velocità di circa 2,43 chilometri al secondo, pari a quasi 8.700 chilometri orari. Le coordinate individuano una zona nelle vicinanze del cratere Einstein, situato vicino al bordo occidentale del disco lunare osservabile dalla Terra. Sebbene il punto preciso rimanga soggetto a piccoli aggiustamenti, gli astronomi considerano ormai praticamente certo che l’impatto avverrà nel corso della mattinata.
Come il Falcon 9 è arrivato su una traiettoria di collisione
Lo stadio superiore venne lanciato il 15 gennaio 2025 durante una missione che trasportava verso la Luna i lander Blue Ghost 1 di Firefly Aerospace e Hakuto-R Mission 2 di ispace. Dopo avere completato il proprio compito, il veicolo non effettuò una manovra di rientro o di allontanamento definitivo, continuando invece a percorrere una traiettoria terrestre molto estesa.
Nel corso dei mesi la gravità della Luna e del Sole, insieme alla pressione della luce solare, modificarono progressivamente la sua orbita. La rotazione irregolare dello stadio rende ancora oggi difficile prevedere con precisione assoluta la sua posizione futura, perché anche una spinta minima prodotta dalla radiazione solare può provocare piccole variazioni accumulate nel tempo. Proprio per questo motivo gli astronomi hanno aggiornato ripetutamente le simulazioni fino alle ultime ore precedenti allo schianto.
Le simulazioni sul possibile cratere
Uno studio pubblicato sulla piattaforma arXiv e coordinato da Benjamin Fernando ha analizzato gli effetti dell’impatto utilizzando diversi scenari fisici. I ricercatori stimano che lo stadio possa avere una massa compresa tra quattro e cinque tonnellate. Alla velocità prevista, la collisione dovrebbe sviluppare un’energia valutata tra circa 12 e 15 gigajoule, equivalente a poche tonnellate di TNT.
Le simulazioni indicano che l’urto potrebbe scavare un cratere largo tra 20 e 30 metri, generare un breve lampo luminoso e sollevare un pennacchio formato da polvere e frammenti di regolite lunare. Negli scenari più estremi, la colonna centrale di materiale espulso potrebbe raggiungere un’altezza compresa tra 75 e 100 chilometri. Gli stessi ricercatori, tuttavia, sottolineano che questi valori rappresentano simulazioni e non certezze, perché l’esito dipenderà anche dall’orientamento del razzo al momento dell’impatto e dalle caratteristiche geologiche del terreno colpito.
Le osservazioni di NASA e delle missioni lunari
L’evento attirerà l’attenzione di numerosi osservatori astronomici e di diverse missioni spaziali. I telescopi professionali installati soprattutto nel continente americano tenteranno di registrare l’eventuale lampo iniziale oppure la nube di polvere illuminata dal Sole attraverso strumenti ad alta sensibilità e sistemi di ripresa molto rapidi.
Particolare interesse riguarda il Lunar Reconnaissance Orbiter della NASA, che dovrebbe sorvolare l’area prevista prima e dopo la collisione. La sonda confronterà le immagini raccolte nelle due fasi per individuare il nuovo cratere, misurarne le dimensioni e valutare la distribuzione del materiale espulso. Le attuali simulazioni indicano invece che l’orbiter non dovrebbe trovarsi nella posizione ideale per osservare direttamente il momento dello schianto.
Anche la missione sudcoreana Danuri, inizialmente conosciuta come Korea Pathfinder Lunar Orbiter, si troverà nelle vicinanze durante le ore dell’evento. Le simulazioni mostrano un passaggio relativamente ravvicinato dello stadio poco prima dell’impatto, ma al momento non risultano confermate osservazioni dedicate o programmi specifici per documentare il fenomeno.
Un evento utile per la ricerca sullo spazio cislunare
L’impatto non rappresenta alcun rischio per la Terra né per le missioni operative attorno alla Luna, ma offre agli scienziati un’opportunità preziosa per verificare i modelli teorici utilizzati nello studio delle collisioni ad alta velocità. I dati raccolti consentiranno di confrontare le simulazioni con ciò che accadrà realmente sulla superficie lunare.
L’episodio richiama inoltre l’attenzione sulla crescente quantità di oggetti che popolano lo spazio cislunare, la vasta regione compresa tra la Terra e la Luna. A differenza dei detriti presenti nell’orbita terrestre bassa, questi oggetti risultano molto più difficili da monitorare e spesso gli astronomi devono affidarsi a osservazioni ottiche effettuate da telescopi e ricercatori indipendenti. L’aumento delle missioni pubbliche e private verso la Luna potrebbe spingere la comunità internazionale a discutere procedure sempre più precise per lo smaltimento degli stadi superiori dei razzi, riducendo il rischio che altri relitti seguano traiettorie incontrollate come quella del Falcon 9.
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