Federica Brignone continua a rappresentare uno dei simboli più importanti dello sport italiano. La sciatrice valdostana ha scritto una delle pagine più emozionanti dello sci alpino conquistando due medaglie d’oro ai Giochi olimpici di Milano Cortina 2026, imponendosi sia nel superG sia nello slalom gigante appena dieci mesi dopo un gravissimo infortunio che aveva fatto temere il peggio. Con quei successi ha raggiunto un altro storico traguardo, diventando l’atleta italiana più medagliata nella storia dello sci alpino ai Giochi olimpici. Da quel momento il suo nome è entrato ancora di più nella storia dello sport nazionale e la campionessa è stata protagonista di numerosi eventi istituzionali e celebrazioni dedicate alle sue imprese.
Il dolore resta, ma la voglia di tornare è ancora più forte
Dietro i sorrisi e le immagini delle premiazioni continua però a nascondersi una realtà molto più complessa. Federica Brignone sta ancora facendo i conti con le conseguenze fisiche dell’infortunio e il dolore alla gamba accompagna ancora le sue giornate. La sciatrice non nasconde le difficoltà e racconta con sincerità il percorso di recupero che sta affrontando, mantenendo comunque uno sguardo positivo verso il futuro.
«Sto lottando, farò di tutto per essere al via la prossima stagione, valuterei lo stop solo se avessi ancora tanto male», afferma Federica Brignone. La campionessa spiega di aver cercato anche momenti di serenità lontano dalle piste, dedicandosi a una delle sue grandi passioni: il surf. «Mi sono abbuffata di surf, tra San Salvador e Maldive», racconta, sottolineando come questa esperienza le abbia consentito di ritrovare energie fisiche e mentali.
Il recupero procede gradualmente. «A inizio aprile era terribile, ora va meglio. Ho fatto la prima camminata in montagna, con la bici non ho problemi. Però ho dovuto adattare la preparazione», spiega la campionessa, confermando che la riabilitazione richiede ancora prudenza e continui adattamenti negli allenamenti.
Le emozioni dopo i trionfi olimpici
I successi conquistati ai Giochi non hanno cancellato la sofferenza vissuta durante quei giorni. Federica Brignone racconta come dietro ogni medaglia si siano nascosti sacrifici enormi e un continuo confronto con il dolore. Secondo la sciatrice, quei risultati rappresentano il frutto di anni di lavoro, disciplina e dedizione, molto più che il semplice esito di una stagione perfetta.
«Il lavoro di anni, la dedizione. È come se avessi vissuto di rendita. Ma i tormenti, prima durante e dopo, sono stati così numerosi da rendere troppo brevi le gioie», spiega. Dopo la gara di discesa il dolore era diventato quasi insopportabile. «Mettevo gli scarponi e non camminavo. Ero in crisi, in bilico tra contentezza e sofferenza, con la tentazione di mollare. Ma una parte di me è insorta e mi ha detto di tenere duro», ricorda, descrivendo uno dei momenti più difficili della sua carriera.
Il futuro dopo lo sci tra televisione, viaggi e surf
Nonostante la determinazione nel voler tornare a gareggiare, Federica Brignone affronta con serenità anche il tema del ritiro. La campionessa spiega di non vivere con timore il momento in cui lascerà l’attività agonistica, convinta di avere molti interessi da coltivare una volta conclusa la carriera sulle piste.
«Non ho paura di piantarla lì con lo sci. Se dovessi lasciare, non sarei preoccupata: avrei mille opzioni», racconta. Tra i sogni nel cassetto c’è soprattutto quello di dedicarsi ai viaggi e agli sport acquatici. «Quando smetterò vorrò viaggiare e andare a fare surf in giro per il mondo. Anzi, farò il giro del mondo surfando», dice con entusiasmo.
Tra le possibilità future c’è anche un ruolo nel mondo della televisione. «Mi vedo nell’area televisiva, qualcuno mi ha già cercato», rivela, pur precisando che, almeno inizialmente, desidera prendersi una pausa dal ritmo intenso delle continue trasferte che hanno caratterizzato la sua carriera sportiva.
La vita privata, la famiglia e la difesa della privacy
Negli ultimi mesi Federica Brignone è apparsa pubblicamente insieme al compagno James, ma ribadisce di voler proteggere la propria sfera personale. «Sono riservata, di me e James nessuno saprà nulla. La mia privacy è stata invasa dopo i Giochi. Qualcuno non si è fatto i cavoli suoi e questa cosa ancora non mi passa», afferma con decisione. Allo stesso tempo riconosce che vivere una relazione senza mai mostrarsi sarebbe impossibile e aggiunge che la sua riservatezza resterà comunque invariata.
Guardando ancora più avanti, la campionessa parla anche del desiderio di costruire una famiglia. «Diventare mamma è uno dei sogni, a differenza del matrimonio. Però la maternità sarà impossibile fino a quando rimarrò atleta», spiega. Dopo il ritiro immagina una vita ricca di viaggi, lunghi periodi trascorsi vicino al mare e nuove esperienze legate agli sport estremi, lontana da qualsiasi routine.
L’ammirazione per Jannik Sinner e la critica ai social
Nel corso delle sue riflessioni, Federica Brignone dedica parole di grande stima anche a Jannik Sinner, considerandolo uno degli esempi più brillanti dello sport italiano contemporaneo. «È super, è più maturo rispetto alla sua età. È rispettoso, corretto, concentrato», afferma.
Parlando del confronto con Alberto Tomba, la sciatrice sottolinea come il tennista altoatesino abbia ormai raggiunto una popolarità straordinaria. «Per me è già più popolare. Alberto aveva fascino ed estro, però Sinner vince in uno sport praticato da tutti e pieno di soldi. Può permettersi di viaggiare con il suo aereo, io l’altro giorno ho preso Ryanair ed ero seduta tra la gente», osserva con ironia.
Federica Brignone affronta infine anche il tema della differenza economica tra le varie discipline sportive. La campionessa ritiene che lo sci alpino non garantisca compensi proporzionati ai sacrifici e ai rischi affrontati dagli atleti. Non manca poi una riflessione sul calcio e sull’utilizzo dei social network. «Ho visto alcune partite, gli stadi pieni sono stati uno spettacolo. Però il calcio è troppo politico e manipolato. Detesto poi l’invadenza dei social: come si fa a insultare chi sbaglia un rigore? I social sono una malattia», conclude, offrendo una visione personale sul rapporto tra sport, tifosi e comunicazione digitale.
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