La diffusione dell’intelligenza artificiale continua ad alimentare il dibattito nel mondo della musica e coinvolge sempre più artisti di fama internazionale. Tra questi c’è anche Al Bano, che ha deciso di intervenire pubblicamente dopo aver scoperto che ben 232 suoi brani risultano presenti all’interno del dataset LAION-DISCO-12M, un archivio digitale utilizzato per addestrare modelli capaci di generare nuova musica attraverso sistemi di intelligenza artificiale.
La notizia ha colto di sorpresa il cantante, che non ha nascosto il proprio disappunto. Pur riconoscendo il valore artistico del proprio repertorio, selezionato in modo così ampio per alimentare questi sistemi, Al Bano ritiene inaccettabile che qualcuno possa utilizzare le sue opere senza alcuna autorizzazione preventiva. Per il cantautore pugliese, il problema non riguarda soltanto la tecnologia, ma soprattutto il rispetto del lavoro creativo e dei diritti degli artisti.
Al Bano: la denuncia sull’utilizzo delle sue canzoni
Nel commentare quanto accaduto, Al Bano ha espresso tutto il proprio stupore davanti a una situazione che fino a poco tempo fa avrebbe considerato impensabile. Il cantante ha riconosciuto che la presenza di così tante sue canzoni all’interno del database rappresenta anche un attestato di valore nei confronti della sua carriera artistica. Tuttavia, questo aspetto positivo non cancella il disagio provocato dall’utilizzo delle opere senza consenso.
«È incredibile, perché c’è una parte positiva, ovvero che abbiano scelto tante canzoni del mio repertorio. Dall’altra parte, però, questa cosa mi fa pensare: ma è possibile che possano fare quello che vogliono senza chiedere nulla a nessuno? È come se io entrassi a casa tua, mi piacessero delle cose, me le prendessi e me le portassi via. Non è giusto», ha dichiarato il cantante.
Secondo Al Bano, il rapido sviluppo dell’intelligenza artificiale porta con sé scenari che fino a pochi anni fa sembravano appartenere alla fantascienza. Proprio questa velocità rende ancora più urgente una riflessione sulle regole che dovrebbero disciplinare l’utilizzo delle opere artistiche nei sistemi digitali.
Il timore per la riproduzione della voce e la tutela dell’identità artistica
Oltre all’impiego delle sue canzoni per l’addestramento dei modelli generativi, Al Bano guarda con preoccupazione anche a un altro aspetto della vicenda: la possibilità che i sistemi di intelligenza artificiale riescano a riprodurre fedelmente il suo timbro vocale.
Il cantante ha spiegato di non aver mai immaginato che la tecnologia potesse arrivare a creare nuovi brani ispirati al suo stile artistico o addirittura imitare la sua voce. «Non ho mai pensato che potesse creare nuove canzoni nel mio stile», ha affermato, evidenziando come questa prospettiva sollevi interrogativi sempre più importanti sulla tutela dell’identità degli artisti.
La possibilità che una voce possa venire replicata senza autorizzazione rappresenta infatti uno dei temi più discussi nel settore musicale, soprattutto dopo i recenti progressi compiuti dall’intelligenza artificiale generativa.
Per difendere la propria identità artistica, Al Bano ha annunciato l’intenzione di trovare una forma di tutela per la propria voce, arrivando a valutare anche la possibilità di brevettarla. L’obiettivo consiste nell’impedire qualsiasi utilizzo non autorizzato e preservare un elemento che considera unico e irripetibile.
Il cantante inserisce questa scelta all’interno di una battaglia più ampia che coinvolge numerosi artisti, sempre più preoccupati per gli effetti dell’intelligenza artificiale sulla creatività e sul diritto d’autore.
«La reazione degli artisti c’è. È come vedere un ladro in casa tua che ruba, si prende tutto il bello che c’è e ne fa l’uso che vuole», ha dichiarato, ribadendo la necessità di intervenire con strumenti adeguati per proteggere il patrimonio creativo.
La creatività umana resta al centro della musica
Nel suo intervento, Al Bano ha voluto ricordare che la musica nasce dalla capacità degli artisti di trasformare elementi comuni in opere uniche. Per questo motivo ha citato grandi compositori come Vivaldi e Rossini, oltre a Adriano Celentano, come esempi della straordinaria varietà che può nascere dalle stesse sette note.
«La musica è bella perché le stesse sette note sono state utilizzate in modo completamente diverso da Vivaldi, Rossini e da tanti altri compositori. Sono state trasformate da questi geni, da questi straordinari innovatori del linguaggio musicale. E vale anche per la musica leggera italiana: basti pensare al lavoro di Adriano Celentano. È incredibile come, attraverso la potenza e la versatilità di sole sette note, possano nascere sapori, atmosfere ed emozioni così differenti», ha osservato.
Pur mantenendo una posizione critica verso l’intelligenza artificiale, Al Bano riconosce che il progresso tecnologico continuerà il proprio percorso. Proprio per questo motivo ritiene indispensabile costruire strumenti capaci di proteggere l’unicità degli artisti e il valore delle loro opere.
Nelle sue conclusioni il cantante ha ribadito il proprio pensiero con parole nette: «Io resto contrario a questa tecnologia e credo che si debba correre ai ripari per salvaguardare la nostra unicità, quella di ogni artista. Però non possiamo fermare il progresso. Del resto, siamo arrivati perfino a rompere i cogl**ni alla Luna»*. Un’affermazione che sintetizza la sua posizione: accettare l’evoluzione tecnologica senza rinunciare alla tutela della creatività, della voce e dell’identità artistica.
Table of Contents

